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VIDEO | Colombia, diaspora al voto in Italia: “Stavolta cambiamo davvero”

ROMA – Votare per “cambiare” e “mettere fine agli assassinii di attivisti e alla spirale di violenza”. Ma anche per far fruttare l’esperienza delle proteste dell’anno scorso “che hanno fatto sapere al mondo che il nostro Paese esiste e che vi si combatte una guerra”. Sono questi, a due giorni dalle elezioni presidenziali, i desideri che due rappresentanti della comunità colombiana a Roma affidano all’agenzia Dire. Le interviste si svolgono a due passi dal consolato del Paese sudamericano della capitale, a piazzale Flaminio.

Le comunità colombiane all’estero, circa 970mila gli elettori della diaspora nel mondo, hanno iniziato a votare da lunedì. Stando ai dati diffusi ieri dal ministero degli Esteri, decine di migliaia hanno già espresso la loro preferenza: quasi 13mila a Miami, quasi 8mila a Madrid, circa 3500 a New York, più di 3mila a Londra. I circa 34 milioni di aventi diritto residenti in Colombia invece potranno depositare il proprio voto nell’urna domenica, la data prevista per il primo turno. L’eventuale secondo turno si svolgerà il 19 giugno.

I sondaggi sulle intenzioni di voto mostrano un vantaggio del candidato del fronte progressista del Pacto Historico, il senatore ed ex sindaco di Bogotà Gustavo Petro, che a oggi si aggiudicherebbe tra il 35 e il 40 per cento dei voti. Il candidato più in continuità con la gestione dell’attuale presidente Ivan Duque, Fico Guterrez, ex sindaco di Medellin, della Coalicion Equipo por Colombia, otterrebbe invece tra il 20 e il 30 per cento dei voti.

Per quanto non sembra che il 50 più uno necessario per non andare al ballottaggio sia alla portata degli aspiranti capi dello Stato, emerge comunque una netta voglia di cambiamento. È proprio questo il concetto che torna più volte nelle parole di Martina Arroyo Roncòn, osservatrice elettorale, in Italia dal 1995. “Mi aspetto un cambiamento, un movimento che metta fine al terrore che ci ha accompagnato fino a oggi”, dice l’attivista anche in riferimento al conflitto civile che ha colpito il Paese, a cui hanno messo nominalmente fine gli accordi di pace siglati nel 2016 fra lo Stato e le Fuerzas armadas de Colombia (Farc) ma che in realtà continua: solo nei primi quattro mesi del 2022, stando ai dati della ong Indepaz, sono stati uccisi oltre 60 leader comunitari, 12 negli ultimi 30 giorni.

“Spero- sottolinea l’osservatrice elettorale- che il popolo colombiano abbia imparato dalla mobilitazione dell’anno scorso e che abbia capito che deve prevalere la volontà di cambiamento e di nuove opportunità, che nel nostro Paese mancano, con il risultato che molti emigrano”. Il 2021 in Colombia è stato anche l’anno del ‘Paro nacional’, ritenuto da molti analisti concordanti una delle più imponenti ondate di manifestazioni della storia recente del Paese, iniziata come protesta contro un disegno di riforma fiscale poi revocato. “Ha lasciato una traccia profonda anche qui nella comunità italiana” conferma Arroyo Rincòn parlando della mobilitazione: “Spero che quel sentimento sia ancora vivo e che la gente vada a votare anche per questo”.

Del coinvolgimento della comunità colombiana nel nostro Paese, circa 20mila persone, dice anche Steven Rodriguez Penagos, che in Italia vive dal 2002. “Abbiamo provato una grande rabbia nel vedere da fuori quello che è successo al nostro Paese. Ora possiamo esprimerla col voto”, dice l’attivista, che partecipa a delle elezioni solo per la seconda volta nella sua vita. “In passato ero molto diffidente rispetto a un sistema gestito in modo poco chiaro. Ho votato a marzo alle legislative mentre nel 2016 volevo partecipare al referendum sugli accordi di pace ma risultava che avessi già espresso la mia preferenza al consolato di Milano, dove non sono mai stato. Problemi simili si sono registrati in tutto il mondo. Stavolta le cose sembrano andare diversamente e almeno fino al momento non sappiamo di denunce di stranezze o irregolarità”.

Guardando oltre gli aspetti più burocratici, la sfida vera è sul piano della mentalità, secondo Rodriguez Penagos. “A lungo in Colombia si è combattuto con le armi, ora è necessario combattere sul piano ideale, della mente: convincere tutti che il Paese può farcela a cambiare davvero”. 

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