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Romano (Sigenp): “Solo 1 farmaco per bambini su 3 testato con studi ad hoc”

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(Adnkronos) – “Promuovere la ricerca indipendente in pediatria e più specificamente nella gastroenterologia e nutrizione pediatrica”. Così Claudio Romano, presidente Sigenp – Società italiana di gastroenterologia, epatologia e nutrizione pediatrica, ha spiegato oggi a Milano, alla presentazione della Fondazione Sigenp di cui è presidente, la mission della “prima e, per ora, unica” iniziativa in Italia espressione di “una società scientifica in campo pediatrico”.  

“Solo un terzo dei medicinali che ci servono per curare i bambini è stato testato su pazienti in età pediatrica – afferma Romano – I dati relativi all’efficacia e sicurezza degli altri due terzi provengono da sperimentazioni fatte su adulti. Ma riportare questi dati su una scala più piccola, in proporzione di peso ed età, non è sempre corretto – avverte – Nella popolazione pediatrica, la crescita e i cambiamenti evolutivi influenzano l’assorbimento, la distribuzione, il metabolismo e l’eliminazione dei farmaci, con differenze di farmacodinamica che hanno conseguenze sull’efficacia e la sicurezza della terapia. Senza parlare di altre variabili come la superficie corporea – elenca l’esperto – l’età gestazionale e il peso alla nascita per i neonati, l’etnia, il sesso. Quando sono necessari utilizziamo lo stesso questi farmaci, ma off label, affidandoci alla nostra prudenza e professionalità per quanto riguarda dosi e posologia, proprio perché i dati precisi in campo pediatrico mancano o sono incompleti”. Per molte patologie pediatriche “incontriamo difficoltà a usare farmaci e protocolli efficaci e di precisione – rimarca il presidente Sigenp – perché i dati in nostro possesso sono insufficienti”. L’esperto chiama in causa la “ricerca clinica condotta quasi interamente dalle aziende che, dovendo obbedire alle leggi del mercato, possono investire denaro in ricerca solo se questa è giustificata dalla speranza di un ritorno economico”.  

La ricerca indipendente, non orientata da interessi commerciali, “può garantire nuove conoscenze utili al bene comune e alla salute pubblica, ma non guadagni – evidenzia Romano – e può essere finanziata e promossa da enti pubblici, ma anche da enti del Terzo settore quali associazioni no profit e fondazioni. Nel nostro caso c’è una doppia garanzia etica e scientifica, visto che la nostra Fondazione è ‘figlia’ di una società scientifica. Questo modello – ricorda – è diffuso negli Stati Uniti dove il privato senza interessi diretti interviene per sostenere la ricerca indipendente no profit in tanti ambiti, particolarmente in oncologia, e alcune esperienze sono già state fatte anche in Italia”. La ricerca no profit “è cresciuta dal 17% al 40%, nei Paesi europei, con una media intorno al 20%. Tra le aree cliniche che riguardano la ricerca no profit vi è l’oncologia che arriva al 37%, mentre la pediatria non supera il 5%. Ci piacerebbe riuscire non solo ad ampliare, ma anche a innovare la ricerca in pediatria”, conclude Romano auspicando, in caso di successo, di “stimolare anche altre società scientifiche a intraprendere iniziative simili”.  

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