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Risposta Iran a Israele? L’analista: “Quadro complesso, si valutano nuove condizioni”

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(Adnkronos) –
La risposta dell’Iran alla recente rappresaglia di Israele sarà “estremamente complessa”, anche per le pressioni dei governi che spingono perché si chiuda questa fase di attacchi e contrattacchi tra Teheran e Tel Aviv, ma in ogni caso sarà “ponderata e mai frutto della fretta”. Lo afferma in un’intervista all’Adnkronos Afifeh Abedi, ricercatrice di Politica estera presso il Center for Strategic Research (Csr) di Teheran, uno dei principali think tank della Repubblica islamica, secondo cui l’Iran sta valutando le “nuove condizioni” geopolitiche dato che molti Paesi sia mediorientali che occidentali “hanno condannato gli attacchi e chiesto uno sforzo internazionale per interrompere il ciclo” di rappresaglie. 

Come dimostrato dalle operazioni ‘Vera Promessa’ e ‘Vera Promessa 2’, l’Iran ha chiarito che “risponderà proporzionalmente a qualsiasi attacco”, premette Abedi, lasciando intendere anche la possibilità che questa volta gli ayatollah accolgano gli appelli alla moderazione. Visto anche che “l’Iran ha risposto adeguatamente a questi attacchi” di sabato scorso e che gli abitanti della Repubblica islamica continuano a “vivere normalmente”. 

Il governo di Teheran ritiene, tuttavia, che “se non rispondesse alle azioni aggressive di Israele che hanno violato la sua integrità territoriale e la sua sovranità, dovrà affrontare di nuovo l’impudenza del regime sionista”, sottolinea l’analista, che ricorda come dopo l’uccisione del leader politico di Hamas a Teheran, Ismail Haniyeh, l’Iran non abbia reagito per oltre due mesi, continuando a chiedere la fine della guerra a Gaza e la condanna per “le operazioni terroristiche di Israele a Teheran” tramite canali legali e diplomatici. 

“Nonostante le promesse occidentali di un cessate il fuoco, la guerra si è estesa al Libano, provocando gli attacchi terroristici del regime contro Hezbollah, il martirio di Hassan Nasrallah e del generale iraniano Abbas Nilforoushan”, evidenzia l’analista, secondo cui “il problema principale” per Teheran è che gli Stati Uniti “preparano e forniscono armi e piani per gli attacchi del regime sionista, nonostante tutte le dichiarazioni sulla non interferenza nell’aggressione di Israele contro l’Iran e l’enfasi sugli sforzi diplomatici per porre fine al conflitto”.  

“Dal punto di vista dell’Iran, anche se decidesse di esercitare moderazione su richiesta dei suoi vicini e dei partner regionali ed extra-regionali, non vi è alcuna garanzia che vengano impedite le azioni aggressive di Israele o che vengano punite le azioni terroristiche di questo regime”, conclude. 

 

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