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Pd spaccato sul riarmo Ue, ora la gestione unitaria è in bilico

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Roma, 12 mar. (askanews) – Il Pd si spacca in due al Parlamento europeo, metà delegazione non segue le indicazioni della segreteria e Elly Schlein riesce a limitare i danni solo grazie al ‘soccorso’ degli indipendenti, superando di un voto la pattuglia ‘riformista’. Il risultato è la prima vera crepa nel partito da quando è segretaria, con Schlein che viene descritta da più di un parlamentare come molto irritata con il presidente Pd Stefano Bonaccini, che ha ‘disobbedito’ alla linea ufficiale votando a favore della risoluzione sulla difesa Ue che contine anche un apprezzamento al piano di riarmo di Ursula von der Leyen. E molti dei dirigenti a lei vicini che ora invocano un “chiarimento”, mettendo anche in discussione la gestione unitaria, qualcuno arriva ad evocare un congresso anticipato per chiudere i conti con la minoranza.

Giorni di riunioni e mediazioni non sono bastati ad evitare una divisione pesante e la leader Pd, raccontano diversi europarlamentari, avrebbe contattato un po tutti – a cominciare appunto dagli ‘indipendenti’ – facendo appello ad un comportamento unitario su un voto che stava diventando una sorta di mozione di fiducia nei suoi confronti.

Perché – sono convinti i dirigenti che la sostengono – il distinguo dei moderati va letto come “un’operazione politica, il clima è cambiato con l’uscita di Paolo Gentiloni…”. Il merito, insomma, c’entra poco secondo il gruppo dirigente che appoggia la segretaria, l’affondo punta dritto alla leader, per metterla in discussione almeno come possibile candidata premier alle prossime politiche, un’offensiva per screditarla come guida di un possibile governo progressista.

Marco Tarquinio, che era per il ‘no’, in qualche modo lo fa capire anche parlando alla radio: “Io mi sono astenuto. Se avessi votato no sarebbe mancato quel po’ di più che ha consentito alla delegazione Pd di avere la maggioranza pro Elly Schlein”. Appunto, una scelta politica, per proteggere la segretaria da quella “operazione” che al quartier generale molti temono. Un vero e proprio voto di fiducia.

Ma la rottura “avrà delle conseguenze”, diceva poco dopo il voto un fedelissimo della segretaria alla Camera. Perché, appunto, “come si fa ora a continuare con la gestione unitaria?”, chiede un altro dirigente della maggioranza. Bonaccini, viene spiegato, “doveva garantire l’unità del partito e invece si sfila proprio mentre parte questo attacco a lei!”.

Tra i più vicini alla Schlein, raccontano, qualcuno a caldo avrebbe persino evocato l’idea giocare in contropiede: chiediamo noi il congresso anticipato. Una mossa che ha anche una logica, perché come ammette un dirigente della minoranza “se andiamo al congresso ora lei vince col 60%”. Non a caso dalla minoranza si alza sì la richiesta di un “chiarimento”, ma “non un congresso”, bensì una discussione sui temi di politica internazionale. Questione che però rilanciano anche a sinistra, figure come Andrea Orlando e Gianni Cuperlo evocano un dibattito.

Di sicuro, il voto di oggi è solo l’antipasto di un problema che si ripeterà spesso d’ora in poi. Già la prossima settimana ci sarà il dibattito in Parlamento alla vigilia del Consiglio europeo e scrivere una risoluzione che tenga unito il partito richiederà un lavoro ancora più complicato del solito, dopo la spaccatura di oggi. Ma la parte più difficile sarà poi decidere come comportarsi sugli altri documenti, quelli di maggioranza e – soprattutto – quelli dei 5 stelle.

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