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Funzionari ungheresi da Agea per studiare novità tecnologiche

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Introdotte in sistema di controllo e gestione aiuti in agricoltura
Roma, 21 nov. (askanews) – La Carta dei Suoli, l’AMS, il nuovo fascicolo aziendale e la Domanda Unificata spiegati agli ungheresi. E’ stato questo l’oggetto di una tre giorni di lavori svoltasi dal 19 al 21 novembre 2024 nella sede di Agea con funzionari e dirigenti dell’omologa Agenzia di pagamento ungherese, interessati a comprendere i meccanismi di funzionamento del Sistema di Controllo e Gestione degli aiuti agricoli nel nostro Paese.
Il tavolo dei lavori è stato presieduto da Salvatore Carfi, che come direttore del coordinamento Agea ha seguito il progetto di innovazione tecnologica del Sistema Informativo Agricolo Nazionale, realizzato con l’utilizzo di algoritmi di intelligenza artificiale, rivoluzionando i pagamenti in agricoltura attraverso l’introduzione da quest’anno della Domanda Unificata.
Agli esperti ungheresi sono state illustrate nei dettagli tutte le novità tecnologiche e procedurali realizzate nel SIAN grazie alle quali oggi è possibile effettuare in via preventiva i controlli previsti dalla normativa comunitaria e da quella nazionale evitando pertanto l’applicazione di sanzioni a carico degli agricoltori ma prevedendo soltanto eventuali riduzioni dei premi richiesti. Un nuovo sistema che ha consentito un abbattimento dei tempi di esecuzione dei pagamenti degli aiuti SIGC europei.
I funzionari ungheresi, spiega Agea in una nota, sono rimasti particolarmente colpiti proprio dalla logica che sottende l’utilizzo di questi nuovi strumenti che non è quella punitiva, ovvero finalizzata a precludere l’accesso ai sostegni UE a quanti non posseggono i requisiti richiesti, bensì quella di consentire agli agricoltori la correzione tempestiva di eventuali errori amministrativi dichiarativi grazie appunto ai controlli preventivi.
“La bilaterale con i nostri omologhi ungheresi – spiega Carfì – ha fatto emergere quanto sia essenziale proseguire sul modello dei controlli preventivi poichè tale approccio consente tra le altre cose anche di evitare eventuali rettifiche finanziarie a carico degli Stati membri da parte della Commissione Europea. In tal senso – conclude Carfì – l’approccio adottato di scambio di best practise tra Stati membri deve proseguire anche in futuro”.

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