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Congedo parentale, Pirrò (Vodafone): “Non bastano policy condividere esperienze positive”

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(Adnkronos) – Il cambio culturale nella parità di genere in ambiente lavorativo è “una trasformazione che ha bisogno di essere anche un po’ forzata. Quindi mettere anche Kpi”, cioè key performance indicator, “può aiutare, ma non basta. Per esempio, sul congedo parentale, siamo stati tra i primi ad averlo, ma non lo prendeva nessuno, nessun papà lo chiedeva. C’era ma non lo usavano. C’era la policy, ma non eravamo pronti culturalmente per accoglierla. Ebbene abbiamo lavorato sulla comunicazione e abbiamo portato dei papà a parlare, attraverso dei video, di che cosa ha rappresentato, all’interno del loro equilibrio familiare, fare questo passo e quanto è stato importante per loro come persone. I comportamenti si cambiano anche nel quotidiano e si cambiano facendo parlare i modelli che hanno funzionato”. Così Valentina Pirrò, Recruiting, Employer Branding, Culture & Inclusion Manager di Vodafone, portando l’esperienza aziendale, questa mattina a Milano, all’evento di presentazione dello studio ‘Donne, lavoro e sfide demografiche. Modelli e strategie a sostegno dell’occupazione femminile e della genitorialità’, di Fondazione Gi Group e Gi Group Holding, realizzato in collaborazione con Valore D. 

“Per policy di work-life balance abbiamo una politica di lavoro agile importante – aggiunge Pirrò – Oggi i miei colleghi, io stessa, possiamo scegliere come distribuire i giorni di lavoro in azienda o a casa. Bisogna però dare questo supporto e aiutare poi il genitore che rientra dopo il congedo a sentirsi effettivamente, da subito, di nuovo parte di questo sistema. La ricerca presentata oggi mostra un dato devastante. Il genitore nella fascia del primo anno del figlio che decide di lasciare il lavoro e se lo lascia non ritorna più. Abbiamo provato a fare qualcosa di più con il ‘maternity angel’. Il genitore che va in congedo ha la possibilità, su base volontaria, di avere un collega o una collega con cui mantenere un contatto, anche durante il periodo di assenza, per sentirsi ancora parte di quel contesto che è in rapida evoluzione. Abbiamo poi inserito delle aule di ascolto con psicoterapeuti per il momento del rientro al lavoro dopo che sia un figlio piccolo, che – conclude – è un momento psicologicamente importante e molto delicato”.  

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